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Ieri si è chiusa una delle più belle edizioni dei giochi olimpici moderni. Londra 2012 ha spento la fiamma di Olimpia con il consueto spettacolo pirotecnico, visto anche in altre sedi olimpiche, ma con uno show musicale difficilmente replicabile a Rio o in altre future sedi, visti i partecipanti; da Annie Lennox agli Who, da George Michael alle Spice Girls, da Biran May dei Queen, ai Take That, da Nick Mason dei Pink Floyd a Liam Gallagher degli Oasis e le citazioni dei Beatles e di Jhon Lennon. Cerimonia emozionante, ieri, che passa il testimone a Rio, raccolto a sorpresa (fino ad un certo punto) da Pelè, come emozionante fu quella di apertura, con la partecipazione straordinaria di Mohammed Ali, il mini concerto di Paul McCartney e la presenza della Regina Elisabetta. Nel mezzo diciassette giorni di gare, di grandi prestazioni sportive, di gioe, emozioni, medaglie e qualche arrabbiatura, per noi italiani, per qualche verdetto "pilotato" come nei casi di Cammarelle e Tania Cagnotto, defraudati delle loro meritatissime medaglie.
Il tutto teletrasmesso, su scala mondiale, per una platea di qualche miliardo di persone. In Italia la scelta per il pubblico televisivo era se seguire le gare sulla Rai, con il secondo canale ribattezzato per l'occasione come "olimpico", o su Sky.
Difficile se non impossibile paragonare, dati alla mano, i dati di ascolto delle due emittenti. Ma per chi (fortunatamente) si è potuto permettere il salato costo dell'abbonamento all'emittente satellitare, ha potuto vedere un'Olimpiade davvero unica, come mai prima, proprio come promesso dagli spot di lancio della tv di Murdoch. E ha potuto, nei rarissimi momenti in cui è riuscito a staccarsi dal satellite, confrontare la qualità delle due offerte, in un confronto oggettivamente impari, per dotazione tecnologica e per gli investimenti fatti.
La Rai, che da anni sconta i danni di una battaglia politica fatta sui suoi resti, con l'obiettivo nemmeno troppo nascosto di distruggerla o smembrarla per favorire l'emittenza privata, paga il dazio dello scarto teconologico con l'interatttività che solo il satellite al momento sa e può offrire: il 27 luglio il "Mosaico Olimpico" di Sky, che offriva nella sua interattività ben 12 canali con tutte le competizioni in diretta, esordì sugli schermi degli italiani. Una cosa simile s'era già vista con "Diretta Goal" per le partite di campionato e di Champions, ma stavolta ha il sapore gustoso e appetitoso di vedere dodici sport diversi, in contemporanea.
La risposta della Rai, però, poteva essere diversa. Paludata nella conduzione, con imbarazzanti momenti di "buio" sulle gare, come il giorno della semifinale del Fioretto femminile, che in corso di svolgiment, vedeva la messa in onda sul canale di stato noiose immagini del pubblico delle tribune del campo di Tiro con l'Arco, in attesa della premiazione dello spendido oro della squadra italiana maschile.
Eppure la possibilità di contenere lo strapotere della tv satellitare c'era, rivedendo i palinsesti dei canali della Rai, per offrire più scelta agli appassionati sportivi, sfruttando anche i canali Rai Sport 1, Rai Sport 2 o gli altri del bouquet digitale terrestre, inserendo, quando possibile, la trasmissione degli eventi sportivi. Invece è capitato che mentre su Rai 2 si andava in pausa pubblicitaria durante la finale del Salto Triplo, su Rai Sport 1 andasse in onda una vecchissima replica di una gara di atletica degli anni '70. Un vera e propria beffa per chi non voleva separarsi dall'evento olimpico nemmeno per un minuto. Per non parlare poi del palinsensto notturno dei canali sportivi, che vedevano riproposte repliche datate di eventi poco interessanti, mentre sarebbe stato più consono riproporre nel rullo notturno (anche per chi il giorno ha lavorato) la replica degli eventi diurni.
Scelte incomprensibili, accompagnate anche da una certo malcelto risentimento nei commenti dei pur bravi giornalisti Rai come Bragagna, un mito del commento delle gare di Atletica e dello Sci di Fondo di Mamma Rai, che attaccò apertamente Sky, definendola tv di "finta pelle", e Fabio Caressa, che prestato al nuoto come telecronista, è additato da Bragagna come "insulto all'olimpismo".
Comprensibile che chi, come Bragagna, tenga a sottolineare i propri meriti acquisiti nella ultra decennale esperienza, ma è stucchevole la difesa di posizione nonostante il mondo televisivo sia cambiato. Sarebbe stato più giustificabile nel sentirlo chiedere a gran voce più investimenti e una seria riforma della Rai, caduta in basso, troppo in basso, specie nella qualità dell'offerta "sportiva".
Londra 2012 è stato il passaggio nel futuro della comunicazione televisiva sportiva, e Sky ha davvero colto l'occasione. La Rai, quella Rai piuttosto sciatta apprezzata nei 17 giorni dell'Olimpiade, è il passato.