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21-08-2012 // Approfondimenti

Di Carlo ennesima vittima della crisi. Inizia la caccia alle streghe ed ai falsi colpevoli

Due giorni fa è deceduto l'uomo che l'11 agosto si era dato fuoco davanti a Montecitorio. Ancora una volta i mezzi di comunicazione cavalcano l'onda emotiva facendo falsa informazione
Angelo Di Carlo è morto. Le sue condizioni erano sembrate da subito disperate dopo il suo disperato gesto. Originario di Anguillara, ma residente da anni a Forlì, l'ex operaio si era dato fuoco una decina di giorni fa davanti al Parlamento perché sfinito dalla sua condizione di disoccupato e dalle discussioni con i 2 fratelli per la divisione di un'eredità. Lo scorso 11 agosto Di Carlo si svuotò una bottiglia di benzina in testa e si diede fuoco come atto estremo provocato da una situazione che non riusciva più a sostenere. Un carabiniere cercò di fare il possibile aiutandosi con un estintore, ma ormai l'85% del corpo di Di Carlo era ustionato non lasciandogli possibilità di sopravvivere.
Questo non è il primo suicidio "provocato" dalla disoccupazione e, probabilmente, non sarà neanche l'ultimo. Ma, nonostante la tragedia che si cela dietro la scelta di togliersi la vita, non bisogna farsi impressionare e cercare di rimanere lucidi. Purtroppo nel mondo dell'informazione è abituale essere più interessati alla suggestione che può provocare un evento che l'analisi del fatto in sé. Così il 2012 verrà ricordato per i suicidi causati dalla crisi economica, mentre numeri alla mano non è così. Almeno questo è quello che Stefano Marchetti, responsabile dello studio ISTAT intitolato suicidi e tentativi di suicidio, ha dedotto dal lavoro ultimato questa estate: "Ogni gesto estremo, come quelli che le cronache recenti raccontano, nasconde una tragedia umana e impone il massimo rispetto. Ma è difficile affermare, a oggi, che vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica. Temo che si stiamo facendo affermazioni forti, senza robuste evidenze scientifiche".
L'impressione è che l'ondata emotiva generata da questi eventi tragici e dalla profonda crisi che sta colpendo l'Italia vengano cavalcati dagli organi d'informazione con il solo obiettivo di amplificare le turbe e le paure del pubblico per creare artificiosamente più interesse possibile. Nessun tentativo d'informare, solo la volontà di tenere incollati le pupille degli utenti su un canale piuttosto che su un altro, su una prima pagina di un quotidiano piuttosto che su un'altra. L'unico risultato di questa miope strategia è quello di creare confusione, emulazioni o reazioni isteriche. Come non ricordare cosa successe il 19 maggio subito dopo la notizia della bomba davanti all'Istituto Morvillo-Falcone che uccise la povera Melissa? In quasi tutte le piazze italiane si organizzarono manifestazioni contro la Mafia. Ciò avvenne perché nelle prime frettolose e superficiali ricostruzioni i mezzi d'informazione avevano paventato la possibilità (del tutto non verosimile) dell'apertura di una nuova strategia terroristica mafiosa. Sappiamo tutti che non fu così, al momento le indagini sono ancora aperte, ma esiste un reo-confesso che con ha nulla a che fare con la criminalità organizzata. Questo altro non è che un esempio nel rapporto che esiste tra chi fa informazione e la società (in)civile. Il termine appena utilizzato non vuole essere offensivo verso chi quel 19 maggio scese in piazza, vuole solo rimarcare l'importanza della protesta ponderata e non istintiva.
Per creare un'opinione pubblica consapevole, la funzione di TV, giornali ed internet è decisiva. E lo è anche nel caso dei suicidi indotti da problemi economici. Improvvisamente le notizie di questo genere hanno riempito tutti i contenitori d'informazione. A volte, come nel caso di ieri di Torino (un operario si è suicidato perché esasperato dai debiti di gioco, ma i primi titoli parlavano di motivazioni legate alla crisi economica), si elaborano ipotesi affrettate e sbagliate. Come se ci fosse una corsa frenetica a dare questo tipo di notizia. Il problema è anche che, come ha commentato Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano, a wired.it, qualche mese fa: "È giusto affrontare il problema, ma interpretare la situazione attuale come una drammatica emergenza legata alla crisi è una forzatura. Ed è pericoloso, perché il fenomeno dei suicidi è a forte rischio emulazione".
Dallo studio ISTAT si nota come questo tipo di suicidi siano addirittura in calo dal 2009, ma la percezione è che ci sia un'escalation in corso. La reazione dell'opinione pubblica è stata da caccia alle streghe. La corsa al responsabile di questa situazione è iniziata immediatamente ed Equitalia, le Banche, addirittura il governo Monti (che è in carica da meno di un anno e di tutto può essere accusato tranne di aver generato questa crisi) sono stati indicati come i colpevoli. Dimenticando che per 20 anni abbiamo votato una classe politica che ha lasciato immobile il Paese e che l'isteria e la rabbia non ci aiuteranno ad uscire da questa situazione.
Simone Timpone



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