Napoli, ecco il "Principito" Sosa
Conferenza stampa di presentazione dell'ultimo acquisto partenopeo: "Sono felicissimo di essere a Napoli, questa è l'occasione della mia vita"
Ranieri: "Quest'anno ci sarà da lottare"
L'allenatore giallorosso, visibilmente poco disteso, ha voluto riportare tutti con i piedi per terra: "Obbiettivo Europa League e poi Champions. Se sbagliano altri ci saremo"
Costa e la Dorna mentirono su Tomizawa
Il responsabile della clinica mobile e la società organizzatrice del motomondiale smentiti dall'autopsia: Shoya non morì come dichiarato in ospedale alle 14.19, bensì in ambulanza, ben prima di raggiungere il "Ceccarelli"
Portogallo: esonerato il ct Queiroz
Il presidente della Federcalcio portoghese, Gilbero Madall, ha reso nota oggi la rescissione del contratto con il tecnico della Nazionale lusitana, per motivi disciplinari e per i deludenti risultati ottenuti di recente dalla squadra
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09-06-2009 - Ore 16:26 // Approfondimenti
La fiera degli incubi
Kakà è andato, Ibra andrà, alla Juventus non esistono diamanti, alla Roma ci sarebbe De Rossi, ma in realtà è come se non ci fosse perché di andarsene (per ora) lui non ha alcuna intenzione. Ma è un fatto che il nuovo corso del mercato fissa in maniera definitiva una tendenza, una di quelle che per essere rimosse necessiterà di una rivoluzione culturale, tecnica, finanziaria. L'Italia non attira più i grandi calciatori, quelli che, per capirsi, ogni anno si contendono il Pallone d'Oro. Tanto per dare un punto di riferimento, infatti, non è mai accaduto negli ultimi vent'anni che giocatori di squadre italiane siano rimasti fuori dal podio del premio di France Football per due anni di seguito (è accaduto nel 1996, nel 2001, nel 2005 e nel 2008), e purtroppo è quello che capiterà a dicembre, quando Messi, Ronaldo, Eto'o, e magari Iniesta e Xavi si divideranno i voti dei giurati del 2009, lasciando fuori dalla contesa tutti quelli a noi più prossimi. Solo Ibra prenderà qualche voto, ma soprattutto in virtù di qualche giocata preziosa nelle partite di Champions che giocherà tra settembre e dicembre con il suo nuovo club, che sia il Barcellona o il Chelsea. E così ora su giornali ed emittenti radiotelevisive che una volta nei giorni di mercato dosavano sapientemente le percentuali di bufale e quelle relative alle piste effettivamente concrete sono rimaste solo le bufale mentre sono drammaticamente vere solo tutte le indiscrezioni che riferiscono di interessi stranieri per i nostri talenti. I tifosi si ribellano, si sentono traditi, come se i paperoni che li hanno viziati dovessero continuare a bruciare ogni anno centinaia di milioni come se fosse un rito sacrificale esoterico, rigenerante, rassicurante. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: stadi fatiscenti, pubblico scarso e perlopiù ignorante, giocatori mediocri, allenatori presuntuosi che in ogni caso non vedono l'ora di scappare, trasmissioni solo polemiche, arbitri incapaci, nessuna componente si salva. L'opera di distruzione del nostro modello calcistico è ormai completata: ha cominciato Moggi, ma chi è venuto dopo non ha saputo modificare la direzione. E adesso si deve ricominciare da capo. Daniele Lo Monaco