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"E adesso, come tradizione, dichiaro ufficialmente chiusi i Giochi invernali di Vancouver 2010". Così il presidente del Cio Jacques Rogge nella notte italiana ha chiuso le Olimpiadi canadese. Dei Giochi che dovevano essere i migliori della storia ma che si sono rivelati pieni di errori e non solo. La morte dello slittinista Kumaritashvili a poche ore dall'apertura dell'Olimpiade ha reso subito l'atmosfera cupa. E non solo perché la morte di un atleta è un evento terribile di per sé, ma soprattutto per le polemiche che ne sono seguite. Ma che non sarebbe stata un'edizione tranquilla lo si era capito anche durante l'accensione del braciere: un errore tecnico fa salire solo tre dei quattro bracci. Facce stupite tra il pubblico e tra gli addetti ai lavori che però hanno accompagnato ogni giornata di questa Olimpiade. Tante le note stonate, come i problemi di nei cronometri nelle gare di fondo, per poi passare a quelli delle macchine per il trattamento del ghiaccio sulle piste di pattinaggio. A dare il colpo di grazia poi le condizioni meteo: poca neve già ad una settimana dall'apertura (con conseguente trasporto dalle regioni limitrofe) e un clima impazzito con temperature a volte quasi primaverili. Poi il doping. Casi già prima di cominciare l'avventura, poi in chiusura la positività del giocatore della nazionale di hockey slovacca Lubomir Visnovsky.
Ma nonostante il flop organizzativo, il Canada festeggia i propri trionfi sportivi. Alla fine ben 14 ori e terzo posto nel medagliere dopo aver sempre fallito l'appuntamento con il metallo più prezioso nelle due precedenti olimpiadi di Montreal e Calgary. Dovevano essere i Giochi della Vonn, la bella ragazza americana dominatrice in Coppa del Mondo, ma che alla fine è uscita da questa manifestazione sì contenta ma ridimensionata. Oro in discesa e bronzo nel SuperG, poi nulla più per quella che doveva essere la vera dominatrice. Ma gli Usa possono comunque festeggiare grazie anche a Bode Miller. Era destinato a non farle queste Olimpiadi, ma l'oro nella Supercombinata, l'argento nel SuperG e il bronzo nella libera sono il segno che il vero dominatore è stato lui. Come lo è stato Simon Ammann, saltatore svizzero capace di vincere le due gare individuali, esattamente come nel 2002 a Salt Lake City. Nel fondo è Marit Bjoergen a dire che è lei la regina. Per la trentenne norvegese tre ori, un argento e un bronzo. Un trionfo vero però macchiato dalle accuse (gratuite?) di doping. E come lei la cinese Wang Meng, tre volte campionessa nello short track, e Apolo Anton Ohno. Anche per l'americano tre medaglie che portano ad 8 i suoi podi olimpici. Un solo oro ma che entra nella storia del Canada quello di Alexandre Bilodeau (freestyle), capace di infrangere per primo quel tabù del "mai un titolo in casa" per i nordamericani. Infine come non citare Yu Na Kim, sudcoreana che a soli 19 anni trova l'oro nel pattinaggio artistico con un punteggio stratosferico ma soprattutto una danza capace di far sognare oltre un miliardo di persone davanti alla tv. Come è riuscita ad emozionare Joannie Rochette, la canadese che si è presa il bronzo olimpico ad appena quattro giorni dalla morte della madre. Nelle sue lacrime e nei suoi gesti l'emozione di un popolo intero.
Poi si passa alla rabbia del russo Evgeny Plushenko per un oro mancato per "colpa" del rivale statunitense Evan Lysacek. Si smuove anche il Cremlino e per un paio di giorni si torna a respirare un clima da Guerra Fredda. anti poi gli interrogativi da porre alla Federsci nostrana. Solo cinque medaglie alla fine, con un solo oro arrivato a poco più di 24 ore dalla chiusura della baracca. Inossidabile Armin Zoeggeler, capace di conquistare l'ennesima medaglia di una carriera straordinari. Tante le delusioni, a partire da Enrico Fabris e Carolina Kostner. Per il primo tante delusioni e 10mila metri disertati per un malessere. E pensare che era stato il mattatore di Torino 2006. Per l'altoatesina invece solo cadute, come le capita spesso quando in gioco ci sono le medaglie che contano. Ma a finire sotto accusa sono anche le discipline storiche del fondo e dello sci alpino. Piller Cottrer ottiene un argento nella prima gara, poi il nulla. Razzoli invece regala all'Italia un oro a tempo scaduto nello slalom, che quasi fa tornare alla mente quel giovane Alberto Tomba a Calgary '88. Lui a capo di una piccola pattuglia di speranze, come Arianna Fontana e Alessandro Pittin, che sono riuscite a squarciare la nebbia fitta piombata sulla nostra nazionale.
Ma chi fa il vero capitombolo è il Wunderteam austriaco e non solo perché finisce ai piedi del podio nel medagliere. Per la prima volta nella sua storia, finisce con lo zero nella casella delle medaglie al maschile. Un'umiliazione per una intera nazione, mitigata soltanto dalle 4 medaglie in campo femminile. Non accadeva da Sarajevo '84. "Un disastro e una punizione", ha detto il tecnico Toni Giger.
Ira funesta per Sven Kramer, il pattinatore olandese che stava per entrare tea i miti Orange. Oro nei 5mila metri, ma un errore del tecnico lo manda per una frazione di secondo sulla corsia sbagliata. Rabbia e lacrime per lui, che però si porta a casa un oro e un bronzo.
Ma da domani sarà solo un ricordo, visto che il carrozzone del Circo bianco riparte. In attesa che a Sochi tra 4 anni si torni a scrivere un altro capitolo della storia olimpica. Una storia intramontabile ed unica, nel bene e nel male.