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22-06-2010 - Ore 17:00 // Approfondimenti

Ben Spies, il caccia è decollato 

Con quei gomiti larghi sembra un F-15 in picchiata. A Silverstone il primo podio in MotoGP, su una pista nata come aeroporto militare. Texas Terror ha mostrato cosa sa fare a parità di conoscenza del tracciato: l'aereo è pronto a prendere quota
TEXANO D'ADOZIONE - Nella foto Ben "Texas Terror" Spies. In realtà è nato a Memphis, nel Tennessee, ma è cresciuto a Longview

Lo chiamavano "Texas Terror" per via delle sue origini, le stesse di un altro grande del motociclismo, Kevin Schwantz. Presto, però, è diventato per tutti "Elbowz". Con la zeta finale, che fa più rumore. Il motivo? Facile da intuire. Basta osservarne l'impostazione di guida: testa bassa e protesa in avanti, dorso delle mani rotato quasi innaturalmente fino a divenire pressoché parallelo al cupolino della moto, gomiti larghi a tal punto che in piega arrivano a toccare l'asfalto. Forse nessun altro pilota è riconoscibile dalla posizione in sella quanto Ben Spies. Lo sarebbe anche mimetizzato con un casco a scodella su un cinquantino due tempi. Sul dritto sembra un F-15 in picchiata, ed è curioso che proprio a Silverstone, su un tracciato nato dall'unione di tre piste di decollo militari, sia arrivato per lui il primo podio in carriera in MotoGP. Un terzo posto maturato al termine di una gara perfetta, condotta restando sempre incollato al treno Dovizioso-De Puniet-Hayden e conclusa infilando prima il francese e poi, all'ultimo giro, Kentucky Kid, su cui l'ha spuntata a colpi di staccate da urlo. Lo stesso che immaginavano uscire dalla gola del pilota Yamaha coloro che non ne conoscono il carattere mite e la faccia indecifrabile di chi sembra sempre un po' tra le nuvole. Normale per uno che ha una stella stampata sulla testa ed è cresciuto nella terra della Nasa. Il podio di Ben nel GP di Gran Bretagna, però, assume un significato assai più rilevante se si considera che è maturato su una pista che per la prima volta era nuova per tutti. Silverstone, infatti, da quest'anno ha sostituito Donington, che dal 1987 al 2009 ha ospitato il Gran Premio britannico. Tra i piloti, dunque, nessun gap di esperienza sul tracciato. Un dettaglio non di poco conto che lascia intravedere le potenzialità di un rider che solo domenica ha potuto gareggiare realmente ad armi pari con tutti gli altri. Ben, infatti, proviene del campionato Superbike, dove da "rookie", ossia da esordiente - l'anno prima si era laureato per la terza volta consecutiva campione AMA - ha vinto il titolo iridato. Il percorso di Ben in Superbike è stato impressionante: gli è bastata gara1 di Phillip Island, prima tappa del mondiale, per prendere confidenza con la sua R1. Sedicesimo durante la prima manche, Ben si rifà in gara2, dove ottiene la prima delle quattordici vittorie che gli faranno vincere il titolo da esordiente. Poi l’esperienza in MotoGP come wild card in sella alla M1 del team Tech3, nella parte finale del 2009. In realtà non si tratta di un vero e proprio debutto: Ben aveva già corso come wild-card nel 2008 in sostituzione dell’infortunato Capirossi alla guida della GSR-V del team Suzuki Rizla, con cui aveva ottenuto un sorprendente sesto posto a Indianapolis. Ma allora si trattava di un Gran Premio “familiare”. Saltare dalla sella di una derivata di serie 1000 a una MotoGP 800 andando a conquistare punti su piste di cui si sono viste solo le planimetrie è un risultato che ha il sapore dell’impresa. Ben la compie nel 2009. Gran Premio di Valencia: Spies parte nono e chiude settimo in rimonta, dando a ogni giro l’impressione di migliorare di diversi decimi il proprio tempo. Chi ne aveva seguito le imprese nei campionati AMA e Superbike comincia a capire di ritrovarsi di fronte un potenziale nuovo “marziano” in grado di duellare contro i fantastici quattro Rossi-Lorenzo-Stoner-Pedrosa. La Yamaha nel 2010 lo spedisce al fianco di Edwards in sella alla M1 del team Tech3, al grido di qualcosa di simile a: “Vai e fatti le ossa”. Ben, con la solita faccia un po’ spaesata, nel GP di apertura della stagione 2010 conquista il quinto posto in Qatar. A Jerez, dopo una partenza fulminea, è sesto alle spalle di Casey Stoner ma è costretto a fermarsi ai box per un problema agli pneumatici; così rimedia il primo “zero” stagionale. Il secondo arriva subito dopo, a Le Mans, da cui esce con una caviglia infortunata per via di una caduta causata dalla perdita dell’anteriore. Si va al Mugello, pista tosta, di quelle per stomaci coperti di pelo. Chiude settimo, nonostante sia ancora dolorante alla caviglia. I segnali di ripresa ci sono, deve solo trovare il giusto assetto alla moto, che non riesce ancora a rendere “liscia” come piace a lui. Arriva il primo Gran Premio nuovo per tutti. Si corre ad armi pari. Ben arriva terzo, precedendo i campioni del mondo MotoGP 2006 e 2007, Nicky Hayden e Casey Stoner. Prossima tappa ad Assen, quella che una volta, prima che la stravolgessero con modifiche discutibili, era ritenuta Università del Motociclismo. Spies conosce bene la pista, perché l’unica in comune con la Superbike. Il caccia sembra ormai pronto al decollo. 


Fabrizio Battisti



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