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Come comportarsi con chi soffre di disturbi alimentari?

La percentuale di persone che soffrono di disturbi alimentari cresce sempre di più. Ecco alcuni consigli per aiutare chi ne soffre.

Sicuramente avremo sentito parlare di disturbi alimentari. Bisogna sapere che oggi, solo in Italia, sono circa tre milioni di persone a soffrirne e l’esordio dei primi sintomi avviene in tenera età. A destare maggiore preoccupazione sono gli atteggiamenti che, non sempre, vengono compresi e spesso ci si rende conto del disturbo solo quando è in fase avanzata. Spesso, la vera problematica non è nel peso ma nel comportamento del soggetto che ne è affetto. Ad esempio una persona affetta da anoressia si sentirà fiera di se nell’aver consumato un solo pasto in una giornata. Potremmo non renderci conto, inizialmente, delle problematiche di una persona ma, la giusta strada da seguire è quella di restarle sempre al fianco.

Il giusto approccio

Avere interesse verso la persona affetta da disturbi alimentari è il primo passo per creare la fiducia. Una domanda posta con genuino interesse potrà far riflettere la persona e portarla a chiedersi: “Come mi sento veramente?”. Spesso le persone affette da questa problematica non sanno cosa vogliono perché la loro attenzione si focalizza su ideali estetici, soffermando l’importanza su come si è percepiti dagli altri e non su come si è realmente. Bisogna saper orientare l’attenzione verso altre azioni e non concentrarsi solo sul proprio aspetto fisico. Consigliare attività creative che occupino corpo e mente può essere una buona idea per spostare l’attenzione.

Disturbi del comportamento alimentare

L’importanza dei caregiver

Il caregiver è letteralmente “la persona che dà le cure”. Si tratta di una persona che si occupa di assistere i propri familiari o persone vicine che hanno bisogno di aiuto. Nel caso di persone affette di malattie che riguardino il loro aspetto fisico come anoressia o bulimia, bisogna accompagnarle in punta di piedi. Uno dei primi consigli è evitare i commenti sul corpo oppure essere insistenti nel guardare. Non bisogna cadere nella trappola della rassicurazione, le persone affette di DCA pur di sentire un parere sul proprio aspetto fisico chiederanno: “ti sembro grassa?”. L’atteggiamento giusto è quello di deviare la conversazione su altra caratteristiche della persona riconoscendo più le caratteristiche caratteriali che fisiche. Altro consiglio è accompagnare la persona affetta da DCA durante i pasti e restarci finché non termina il pasto. Bisogna mostrarsi complici e non assumere il comportamento di supervisore ammonendo ogni comportamento “sbagliato”. Non sempre è semplice affiancare persone con disturbi alimentari, spesso ci si fa carico di situazioni che possono sembrare difficili da gestire. L’importante è non sentirsi causa o artefice di eventuali situazioni di cui non si è riusciti a controllare.