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Crisi idrica: si impone il razionamento dell’acqua, ecco come evitare gli sprechi

In Italia si assiste ad una grave dispersione idrica: serve una strategia che limiti gli sprechi per far fronte ai gravi effetti dei cambiamenti climatici, come la mancanza di pioggia e le temperature molto alte.

fiume siccità
Foto di Nyoman Suartawan da Pixabay

Dal Bacino Padano arriva l’allarme della “peggior crisi da 70 anni ad oggi” riguardo alla magra del fiume Po. Ma anche ai Castelli Romani si registra un “deficit idrico di 50 milioni di metri cubi”. In Veneto si corre ai ripari con l’attivazione di pompe mobili d’emergenza per garantire la sopravvivenza delle colture.

A parlare a Il Fatto Quotidiano è Vito Felice Uricchio, dirigente tecnologo dell’Istituto di Ricerca Sulle Acque del Consiglio nazionale delle Ricerche.

Spreco d’acqua e dispersione idrica: l’emergenza in Italia

“Se vogliamo essere pronti rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici, alla siccità e alla conseguente carenza idrica, dobbiamo iniziare a gestire l’acqua in modo più razionale, senza aspettare ogni volta che la situazione diventi critica.”, avverte Uricchio che sottolinea il legame pericoloso che esiste tra diversi fenomeni naturali.

spreco d'acqua
Foto di Katja Just da Pixabay

“In generale il trend è questo: piove un po’ meno ma, soprattutto, piove in maniera diversa. Così quando piove, a maggior ragione se le precipitazioni sono così intense, bisogna fare in modo di raccogliere l’acqua e non disperderla.”, continua suggerendo un utilizzo più razionale dell’acqua nel settore agricolo.

Spiega Uricchio: “I campi vanno irrigati solo quando serve. Se il giorno dopo piove, è inutile dare acqua. In Italia potremmo farlo con i sistemi di machine learning, considerando che abbiamo 23 meteo radar e 5.200 stazioni meteorologiche. E, per un periodo, si è anche fatto in alcune aree. Dovremmo metterlo a sistema e farlo sempre dato che ormai sappiamo dove e come pioverà. Sempre per l’agricoltura, penso anche alle serre verticali, che consentono di risparmiare il 90% di acqua, senza utilizzare prodotti fitosanitari e di ridurre fino al 95% l’apporto di nutrienti. Altra possibilità è quella di utilizzare tecnologie che sono già mature e che consentono di ottenere acqua potabile da quella reflua”.

Naturalmente  lo spreco d’acqua va tenuto sotto controllo non solo in agricoltura, ma anche nelle abitudini quotidiane. “In generale e al di là della situazione emergenziale, dobbiamo assolutamente ridurre il prelievo pro capite di acqua. L’Italia detiene il record di prelievo pro capite in Europa con 156 metri cubi per abitante.”, denuncia Uricchio che aggiunge elementi sulla dispersione idrica nel Paese: “Quando a Bari si tira uno sciacquone, l’acqua compie un tragitto di trecento chilometri con un’alta probabilità di dispersione, oltre al costo energetico altissimo. Questo significa che su dieci litri di acqua disponibili, se ne perdono cento. Non ce lo possiamo più permettere”.

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